La canapa in India

dicembre 14, 2012
in Category: OVERGROW
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In botanica il termine canapa si riferisce alle piante del genere cannabis, della famiglia delle cannabacae, di cui l?unico altro genere humulus, del quale fa parte la pianta del luppolo, humulus lupulus.
Il genere cannabis diviso in tre specie sativa, indica e ruderalis, seppur per taluni tassonomi esistono dei dubbi su questa classificazione: ad esempio, la ruderalis viene talvolta considerata una sottospecie della sativa.
Storicamente l?uomo ha da sempre apprezzato questa pianta per le sue varie caratteristiche peculiari e i numerosi usi pratici da essa ricavati.
Negli ultimi due secoli per, a causa di sempre maggiori avanzamenti dell?industria e della tecnologia, molti materiali derivati dalla canapa sono stati sostituiti da prodotti sintetici.
Sebbene in alcuni casi questo stato dettato da evidenti vantaggi dei sistemi moderni, per esempio nella confezione di cordame pi resistente e duraturo per l?industria marittima, noto vi siano stati anche interessi economici a portare alla progressiva diminuzione dell?importanza mondiale della canapa.
Il vero colpo di grazia contro l?industria della canapa avvenne nel 1937, con l?emanazione, da parte del governo degli Stati Uniti, della Marijuana Tax Act, dove la pianta venne criminalizzata a causa dei suoi usi come droga ritenuti dannosissimi, addirittura mortali.
In realt oggi appurato come questo rapporto, basato su scarsissime e imprecise evidenze scientifiche, fosse stato creato appositamente per favorire la lobby del petrolio, eliminando un valido concorrente come gli utilissimi oli prodotti dalla canapa, e la lobby della carta ottenuta dalla cellulosa degli alberi, piuttosto che dalla canapa, come l?uomo ha fatto fin dall?antichit.
Il Marijuana Tax Act fu presto copiato dagli altri paesi e la canapa, a livello mondiale, perse quindi tutta la sua importanza.
Negli ultimi anni per, si sta di nuovo invertendo la tendenza e sono sempre pi numerosi i paesi che stanno promulgando leggi meno restrittive e pi tolleranti.
I motivi principali sono due: una maggior conoscenza scientifica (e quindi una maggior apertura mentale) degli effetti delle sostanze contenute nei prodotti della canapa usati come droghe ricreative, di cui alcuni addirittura clinicamente benefici; e grazie alla moderna crisi ecologica che sta facendo tornare in auge l?utilizzo di materiali naturali rispetto a quelli industriali.
Senza contare che la pianta molto resistente e cresce rigogliosa perfino in terreni ripidi e pietrosi, aiutando il terreno ad essere pi ricco e compatto: viene naturale chiedersi quando finalmente si torner ad utilizzare le piante della canapa per la fabbricazione della carta, invece di continuare a distruggere l?Amazzonia…
L?India, da sempre paese non-allineato, riguardo alla canapa segue una propria politica interna, anche perch nel subcontinente indiano essa cresce spontanea pressoch ovunque e alcuni dei suoi numerosi utilizzi sono ben radicati nelle tradizioni locali.
Chiaramente anche in India si risentito del bando internazionale ma, almeno localmente, la canapa viene ancora utilizzata per olii, carta, tessuti, cordame e per ultimo, con i resti inutilizzabili, come foraggio per gli animali.
Ovviamente molto apprezzata per le sue qualit psicoattive, che nel subcontinente indiano bilanciano la quasi totale assenza, dovuta al clima, di una radicata tradizione di assumere alcohol, e questo ben mostrato nel fatto che la divinit pi venerata del pantheon ind, Shiva, ne sia un grandissimo consumatore.
In India i sistemi per assumere i principi attivi della canapa sono 2 due, per ingestione, mangiandola, o per combustione, fumandola.
I prodotti pi diffusi sono 3: il bhang, che viene ingerito, la ganja e la charas che vengono invece fumate.
Il bhang una pasta verde scuro, prodotta da foglie e fiori di canapa tritati e mischiati con acqua.
Per il bhang non sono richieste particolari attenzioni sulla qualit delle piante, tecnicamente pu essere preparato anche con quelle che crescono spontaneamente ai lati delle strade e l?unico requisito essenziale che le piante siano femmine, o almeno ermafrodite, poich i maschi posseggono una quantit trascurabile di thc, il principio attivo.
Il bhang viene di solito confezionato in forma rotonda, creando con questa pasta verde palline di dimensioni di poco superiori a quelle di una ciliegia, che vengono consumate o direttamente in piccoli bocconi, accompagnati da un po? d?acqua, oppure mischiate in qualche preparazione culinaria, come ad esempio lo yoghurt, per produrne gustosi lassi (yoghurt frullato), ma anche con la farina di ceci per cucinare le pakora, note ed apprezzatissime frittelle indiane.
Quest?ultima preparazione particolarmente diffusa durante la festa di Shivaratri, la pi importante tra quelle dedicate al dio Shiva, durante la quale tradizione radicatissima assumere bhang.
L?effetto psicoattivo chiaramente dipende dalla tolleranza dei singoli consumatori e dalle dosi, e seppur assumendo la canapa per ingestione pu rivelarsi molto potente, l?unico rischio semplicemente quello di un?irresistibile sonnolenza.
Il diffuso utilizzo del bhang dovuto anche alla sua peculiare caratteristica, che lo distingue dagli altri prodotti psicoattivi della canapa, di essere completamente legale.
Esso infatti viene venduto in piccoli negozi governativi presenti sia nelle grandi citt che in molti piccoli centri.
La diffusione di questi negozi dipende dal consumo che pu variare notevolmente da luogo a luogo, ad esempio, Varanasi, la citt pi sacra a Shiva, considerata la capitale del bhang poich, essendo consumato da una nutrita schiera di estimatori, la qualit buona e i negozi sono numerosi.
I negozi governativi comunque non sono l?unica fonte, e data la facile reperibilit della materia prima, ancora molto radicata l?usanza di prepararlo personalmente.
Ganja invece il termine utilizzato per la cosiddetta marijuana, cio le foglie e i germogli delle femmine di canapa seccate per essere fumate.
La qualit della ganja reperibile comunemente nel nord dell?India non particolarmente elevata poich le piante utilizzate sono spesso quelle di pianura o collina, non molto potenti.
Essa generalmente anche poco selezionata, i germogli dei fiori non sono molto rigogliosi, quindi con poco principio attivo, e possiede numerosissimi piccoli semi che per essere eliminati prima del consumo richiedono una lunga e attenta operazione di pulizia.
In parte la bassa qualit della ganja anche dovuta alla ?competizione? con la resina (charas) che viene prodotta dalle rigogliose piante che crescono sulla montagne himalayane.
Nel sud dell?India invece, dove non viene prodotta la charas, spesso le piante per la ganja sono selezionate, producendo della marijuana decisamente migliore di quella del nord, sulla quale incide anche il clima secco e torrido che tende a seccare eccessivamente la ganja che perde velocemente gran parte del suo aroma.
Nonostante questo, come controparte dell?alcohol dei paesi occidentali, da sempre consumata con disinvoltura, solitamente in piccoli chilum di terracotta, semplici pipe coniche, munite all?interno di una pietra, e dal prezzo irrisorio.
Il tabacco migliore da mischiare con la ganja con cui riempire i chilum non quello delle sigarette, bens quello delle bidi (le sigarette tipiche indiane costituite da un involucro di foglia), il cui tabacco composto prevalentemente da sottili scagliette.
I santoni ind, noti consumatori di ganja, spesso utilizzano la foglia secca, involucro della bidi, che rimane una volta svuotata del tabacco, per accendere la pipa, dando fuoco alla foglia e pressandola sulla cima del bracere, senza dover quindi inalare lo zolfo dei fiammiferi.
Un altro interessante sistema di accensione, tipico di alcuni santoni, prevede di creare un piccolo gomitolo con i peli delle noci di cocco, il quale, come la foglia della bidi, viene bruciato e appoggiato sopra al bracere.
Entrambi i sistemi offrono, per le prime tirate, un ulteriore aroma che arricchisce quello della ganja.
Al contrario del bhang, nonostante l?uso di ganja sia diffusissimo e tollerato, soprattutto per santoni e asceti che possono fumarla impunemente, la ganja illegale.
Nonostante questo, un suo uso ?discreto? ampiamente tollerato e i rari casi che appaiono sul giornale di arresti per possesso di ganja riguardano sempre ingenti quantit, da qualche chilo a camion interi!
Nella citt di Varanasi esistono addirittura delle ?rivendite fisse?, che consistono in loschi ma inoffensivi personaggi i quali stazionano, in luoghi ben stabiliti, con un sacchetto di plastica pieno di confezioni pronte, avvolte in carta di giornale, di due dimensioni: da circa un grammo, per un 1-2 chilum, e da circa 3-4 grammi.
I prezzi sono modesti e se la possono permettere in molti.
Uno di questi punti vendita situato notoriamente in una zona molto trafficata, vicino a due rari negozi di alcolici, e le operazioni di vendita e acquisto avvengono talmente alla luce del sole che si dubiterebbe si tratti di una attivit illegale.
C? capitato addirittura di vedere dei poliziotti in uniforme comprarsi il loro pacchetto, oltretutto chiedendo e ottenendo uno sconto…
La charas una sostanza composta dalla resina della canapa, estratta semplicemente attraverso lo sfregamento dei palmi delle mani sui germogli in fiore e raschiando successivamente dai palmi la resina che vi rimane attaccata.
Grazie alle rigogliose piante che crescono sulle montagne himalayane, la charas considerata uno dei pi apprezzati tipi di hashish, soprattutto per i forti effetti psicoattivi dovuti alle alte percentuali di THC.
Come la ganja, la charas viene fumata dentro a chilum di terracotta ma preferibilmente pi spessi e pi lunghi, almeno 15-20 centimetri, a causa del fatto che la resina brucia pi lentamente delle foglie e i piccoli chilum di terracotta grezza diventerebbero troppo caldi.
Anche la charas illegale ma la tolleranza verso il suo consumo decisamente bassa e si possono avere seri problemi anche se trovati in possesso di quantit poco pi che esigue.
In realt non esiste nessun particolare accanimento e le perquisizioni dettagliate e mirate in India sono rarissime, esclusi i confini delle zone di produzione; la sua diffusione per viene meno tollerata per il fatto che dato i leggermenti pi complessi sistemi di preparazione, essa rappresenti un vero e proprio business, peraltro molto remunerativo.
Business nel quale, stranamente per i parametri indiani, un grande ruolo viene svolto da stranieri, in particolare, ma non solo, di paesi occidentali, che in molte zone, come la nota area di Manali, nella Valle di Kullu, sono coinvolti in pressoch tutte le operazioni: coltivazione, raccolta e distribuzione.
Sul The Times of India del 13 Ottobre, un?intera pagina era dedicata all?argomento charas, nella sezione Dance of Democracy, che riguarda le elezioni che tra poco interesseranno alcuni stati indiani, tra cui l?Himachal Pradesh, dove si trova appunto l?area di Manali ed altre importanti zone di coltivazione della canapa migliore per la produzione della charas.
Nonostante l?illegalit e piccoli sforzi da parte del governo centrale di Delhi per diminuire il sempre crescente consumo, pare che non esista nessuna intenzione politica neppure per affrontare l?argomento e i politici dell?Himachal Predesh, salomonicamente, si rifiutano di usarlo a fini elettorali.
Lo stato infatti si regge essenzialmente sul turismo, indiano ed internazionale, di cui una notevole percentuale attirata dalla possibilit di gustare in tranquillit uno dei fumi pi apprezzati al mondo, e qualunque tipo di effettivo bando farebbe crollare inesorabilmente l?industria turistica e quindi l?economia dello stato.
Tra le montagne, oltretutto, sono migliaia le persone locali che traggono profitto, direttamente o indirettamente, dalla coltivazione della canapa e dalla produzione della charas, senza la quale anche loro subirebbero delle enormi perdite economiche che difficilmente potrebbero essere bilanciate da fonti alternative come la coltivazione delle mele.
I cosiddetti problemi sociali sono relativi e nonostante il tono leggermente critico di alcuni articoli, trapela anche evidente che gli abitanti locali sono in realt ben contenti di questa situazione che porta comunque benessere (e buonumore) in zone di montagna dal clima piuttosto difficile.
Un articolo dal titolo allarmistico e poco imparziale ?Gli abitanti danno la colpa agli stranieri per i problemi di Kullu? (la citt capoluogo di quella zona), segnalava s le lamentele di un anziano scrittore locale ma riportava anche che gli abitanti dei villaggi dove si produce la charas sono i primi ad accogliere a braccia aperte gli stranieri, grazie alla loro riconosciuta onest, in media superiore a quella degli indiani per quanto riguarda i business, e alle loro risorse economiche.
La polizia locale, seppur pare che recentemente abbia deciso di porre qualche limite provando a ridurre la diffusa pratica, effettivamente poco piacevole, di fumare charas apertamente in luoghi pubblici, ha delle risorse a dir poco limitate, anzi decisamente insufficienti: ogni hanno riescono a distruggere numerose coltivazioni, che per rappresentano delle gocce nell?oceano.
Con questo argomento, ai limiti della legalit, speriamo di non aver scandalizzato nessuno, tenendo anche presente che noi italiani, secondo recenti studi internazionali, siamo i primi consumatori mondiali di cannabis a scopo ricreativo, insieme alla Nuova Zelanda, con percentuali di fumatori abituali che tra gli uomini compresi tra i 15 e i 60 anni raggiungono ben il 14,6%, senza contare gli ancora pi numerosi consumatori occasionali; con buona pace della ?illuminante? Legge Fini-Giovanardi…
Perfino in India, siamo riconosciuti per essere tra i maggior esperti in materia, nonch, di gran lunga, i migliori produttori di chilum, tanto che l?espressione Italian chilum sinonimo di pipa di altissima qualit.
La nomea comunque fonte di ben poco orgoglio, visto che secondo le statistiche del giornale siamo anche i primi come numero di stranieri dichiarati indesiderati dal governo indiano proprio per crimini legati al business della charas.

fonte:
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