Un paio di esempi di studi scientifici sulla cannabis che in Italia danno fastidio

febbraio 10, 2013
in Category: IL CANAPAIO
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Quando la ricerca disturba

Nuova Zelanda. Studio: il fumo di cannabis non pregiudica le funzioni respiratorie, le migliora Attenzione: lo studio descritto in questo articolo potrebbe costituire istigazione al consumo secondo una interpretazione italo-iraniana della guerra alla droga basata sul reato d’opinione. Gli autori dello studio, forse anche noi che l’abbiamo pubblicato, e persino chi lo trasmette a colleghi e amici potrebbero essere denunciati dal Dipartimento politiche antidroga guidato dal sottosegretario Carlo Giovanardi.

L’effetto dell’assunzione di cannabis sulla funzionalità dei polmoni è molto diverso da quello del tabacco. Questo il risulta­to di una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica European Respiratory Journal.

I ricercatori dell’Università di Otago in Nuova Zelanda hanno paragonato gli effetti della cannabis e del tabacco fumato su oltre mille adulti. Gli studiosi sono giunti alla conclusione che “l’uso continuato di marijuana è associato con una maggiore capacità vitale for­zata (il volume di aria che può essere espulso forzatamente dopo l’ispirazio­ne), una maggiore capacità polmonare totale, una maggiore capacità funzio­nale residua (il volume di aria presente nei polmoni alla fine di una espirazione passiva), e un maggiore volume resi­duale. La cannabis è anche associa­ta con una maggiore resistenza delle vie respiratorie. Questi risultati simili a quelli riscontrati nei non fumatori”.

Gli autori della ricerca poi scrivono: “Al contrario, il consumo di tabacco è asso­ciato con una diminuzione nel volume di espirazione forzata in 1 secondo, un minore tasso di espirazione forzata, un più basso fattore di trasferimento e un maggiore volume statico polmonare, ma non con una maggiore resistenza delle vie respiratorie”.

Concludono gli studiosi: “La can­nabis sembra avere effetti diversi dal tabacco sulla fun­zione polmonare”.

Un recente studio dell’Università della California a Los Angeles, pubblica­to sull’American Journal of Respiratory & Critical Care Medicine aveva già rivelato che l’uso abituale di marijuana non è associato ad un declino della funzione polmonare rispetto ai non fumatori.

Nel 2007 anche uno studio della Yale University aveva rivelato che fumare can­nabis, anche a lungo termine, non era associato ad un deterioramento della fun­zione polmonare.

USA: Cognizione ed uso di cannabis per lunghi periodi

Diversi studi hanno cercato di caratte­rizzare il funzionamento mentale e di apprendimento di persone con un pas­sato di pesante e prolungato uso di can­nabis. In genere i ricercatori sono arrivati alla conclusione che un utilizzo pesante e prolungato non porta alcun danno delle funzioni mentali e cognitive collegate a disfunzioni cerebrali o mentali.

Sebbene diversi studi abbiano mostra­to una diminuzione della prestazione neuropsicologica fra soggetti che fanno un uso di cannabis sporadico o per un breve periodo, non sono stati condotti studi comparativi di utilizzo pesante e prolungato.

Abbiamo avuto l’opportunità di osservare un gruppo di consumatori di ganja che ne fanno uso pesante e prolungato in uno Stato del sud ed in un’ isola dei Carabi. La ganja era utilizzata per scopi religiosi e simbolizzava il sacramento della comu­nione. I componenti del gruppo si scam­biavano regolarmente sigarette molto grandi (“spliffs”) e pipe, contenenti ganja mischiata a tabacco.

Abbiamo esaminato dieci soggetti (sette maschi e tre femmine) di età com­presa fra i 25 ed i 36 anni. Per loro stessa ammissione, usavano fra 2 e 4 once (1 oncia = 28,35 grammi) della mistura ganja-tabacco al giorno, con una durata media di uso di 7,4 anni. Tutti i soggetti erano impiegati attivamente nel lavoro giornaliero e mantenevano vite attive e orientate spiritualmente.

I soggetti in questo studio acconsentirono a procurare circa 15 ml di urina fresca per testarne il contenuto di metaboliti dei cannabinoidi. I campioni di urine di ognu­no dei dieci individui studiati sono stati ottenuti immediatamente prima che ogni soggetto iniziasse una serie di test neu­ropsicologici fatti per valutare una vasta serie di funzioni cognitive.

Su ogni soggetto è stato eseguito esatta­mente lo stesso gruppo di test, esattamen­te nello stesso ordine. Il funzionamento intellettuale generale è stato valutato sulla base di una versione della “Wechsler Adult Intelligence

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