Autismos e tintura di cannabis

febbraio 11, 2014
in Category: MEDICAL CANNABIS
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UNA FAMIGLIA CI RACCONTA COME CURA IL FIGLIO

Le sue cause sono sconosciute, ma l’autismo è una forma di disturbo dello sviluppo e porta, tramite un diminuzione della comunicazione, a per­dere l’integrazione sociale. Colpisce prevalentemente i maschi, con tassi d’incidenza tra i 5 e le 50 persone ogni 10.000 abitanti e generalmente si manifesta primi dei tre anni di vita. Non acquisendo capacita verbali evolute, il soggetto tende all’isolamento sociale, finisce con il non gradire nemmeno lo sguardo altrui e a perdere il desiderio d’interagire con gli altri. Ciò porta a perdere la giocosità – importantissima per i bambini – e a vivere costruendosi una propria realtà, in una vita fatta di rituali e paure nei confronti del ben che minimo cambiamento.

Una ricerca scientifica dal titolo  “Comprendere le emozioni nell’altro:  disfunzioni dei neuroni a specchio nei bambini autistici” pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience ha evidenziato la mancata attività dei neuroni a specchio a livello celebrale. Quando una perso­na compie un’azione o manifesta delle emozioni, per esempio, attiva automa­ticamente, nei soggetti non autistici, un meccanismo di simulazione incarnata attraverso
MEDICAL CANNABIS i neuroni a specchio. Tutto ciò perché la natura desidera un’umanità empatica, socievole e in sintonia. Grazie anche ai neuroni a specchio, quindi, l’umanità si evolve e l’essere umano può apprendere come ci si comporta nella società, in sostanza la civilizzazione. Chiunque abbia mai sperimentato la marijuana consumata in compagnia di qualcuno, ha sicuramente notato come la socialità aumenti in modo incredi­bile, insieme all’empatia. Bob Marley, che l’erba la conosceva bene, sosteneva semplicemente che consumando can­nabis in gruppo e discutendo, si finisse sempre col pensarla tutti allo stesso modo. Per questo ed altri motivi si può affermare che la cannabis semplifica le relazioni, anche se non è detto che ciò sia proprio dovuto a una maggiore risposta dei neuroni a specchio nel cer­vello, un organo colmo di recettori di cannabinoidi.

La cannabis, insomma, migliora la comu­nicazione e ciò può andare a vantaggio anche di piccoli episodi autistici che possono capitare anche in età adulta, anche in chi non ha la sindrome fin dalla tenera età. Episodi che possono capitare in seguito ad un grande rifiuto o al fatto di aver represso qualcosa: in questi casi la marijuana può aiutare a esternare le proprie vere emozioni. La CIA, infatti, la usava come siero della verità.

Vediamo ora come una famiglia italiana cura il proprio figlio, pur senza aver una ricetta medica.

SSIT: Quanti anni ha vostro figlio? Che età aveva quando vi siete accorti del suo autismo?

«Nostro figlio ha compiuto trentaquat­tro anni a marzo 2013, mentre ci siamo accorti della sua sindrome autistica quando aveva tre anni».

SSIT: Quali cure avete provato? Hanno funzionato?

«Alla diagnosi di autismo infantile di tipo grave i medici hanno proposto come terapia l’assunzione di Serenase (un derivato dall’aloperidolo, indicato in caso di agitazione psicomotoria) in gocce. Leggendo il foglietto illustrativo del farmaco ci siamo terrorizzati per gli effetti collaterali (l’aloperidolo può causare, in modo speciale negli anziani, come succede nelle Ville Serene, sintomi simili al Parkinson, movimenti ritmici involontari della lingua, della bocca o della mandibola, irrequietezza, sonno­lenza, confusione, tachicardia, turbe visive, secchezza della bocca, ipersali­vazione) ai quali sarebbe potuto andare incontro anche nostro figlio. Come molti autistici, poi, nostro figlio ha sviluppato con il tempo una forte resistenza ai far­maci. Abbiamo quindi deciso di percor­rere una strada diversa da quelle solita­mente tracciate e, con il consiglio dello psichiatra che l’ha seguito durante tutto il percorso scolastico, dalle elementari alle medie, non abbiamo impiegato il farmaco suggerito dai medici che hanno fatto la diagnosi».

SSIT: Come vi siete accorti o avete saputo dell’efficacia della cannabis per curare l’autismo?

«Abbiamo visto, purtroppo, alcuni nostri amici cadere vittima dell’eroina. Alcuni di loro e altri coetanei consumavano anche la cannabis e ci riferivano del suo potere calmante. Siamo quindi andati in posti dove presumibilmente potevamo trovare informazioni per avere questa sostanza “magica” e, volendola a tutti i costi, l’abbiamo scovata. Il fatto che fosse efficace per curare l’autismo, inve­ce, non ce la detto nessuno.

Ai tempi in cui nostro figlio faceva le sedute di psicoterapia psicoanalitica, abbiamo provato a parlarne allo psi­chiatra. Il dottore, però, ha consigliato piuttosto a noi di fumare le canne, in modo di rilassarci e sentire meno il peso della disgrazia che c’era capitata tra capo e collo.

Abbiamo allora provato a chiedere a dei ricercatori in servizio presso gli ospedali pubblici di Roma, ma non sapevano dell’uso per l’autismo, mentre conosce­vano l’impiego della cannabis di sintesi per curare i bambini epilettici».

SSIT: Quale tipo di assunzione avete trovato più vantaggiosa?

«La tintura madre è efficace e semplice da dosare. Abbiamo iniziato con cin­que gocce, poi dieci, quindici e per un periodo con diciotto gocce giornaliere, aggiustando il dosaggio al bisogno. Non abbiamo mai superato le quaranta gocce, se non in alcuni casi veramente rari in cui G., per reazione al forte dolo­re e la frustrazione, reagiva picchian­do la testa contro il muro, rischiando di frantumarsela. La cura attraverso il fiore sarebbe l’ideale, ma non riuscia­mo a utilizzarla perché G. non gradi­sce assolutamente il sapore, difficile da mascherare nei cibi».

SSIT: Quali miglioramenti avete notato nella qualità della sua e della vostra vita?

«Quando siamo in strada, G. non segue più la gente da vicino e non evita più i cani sembrando terrorizzato. Quando è in coda, tiene duro, aspettando il suo turno senza dare in escandescenza. Ha perso del tutto certe posture da “cere­broleso”, non saprei come definirle altri­menti (lui ha comunque un cervello sanissimo, senza la minima macchio­lina), non scambia più il giorno per la notte, non si graffia, non si da pugni come prima e soprattutto non da più testate al muro, tranne che in rari casi, quando sta molto male. È diventato più umano e partecipa alla vita famigliare, divenuta più vivibile per tutti noi. Dopo sette anni di cure con la tintura di can­nabis possiamo finalmente dire di avere trovato la strada giusta».

SSIT: Avete difficoltà nell’approvvi­gionamento?

«È il problema più serio e angosciante».

SSIT: Avete relazioni con qualche associazione?

«Con i Pazienti Impazienti Cannabis, che finora ci hanno sempre dato una mano».

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