ESTRAZIONE DALLA CANAPA – Quando 7:10 si affiancò a 4:20

febbraio 11, 2014
in Category: ESTRAZIONE
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Quando anche l’ultima manicure è stata fatta bisogna riporre le cime in un barattolo di vetro e gli scarti resinosi in un secchio pulito. Le cime potranno esser consumate dopo un affinamento oppure possono cos­tituire il materiale di partenza per un’ottima estrazione. Noi abbiamo estratto sempre solo il secchio degli scarti per fare un’estrazione molto semplice con ghiaccio. Adesso, ogni tanto, ci viene il pensiero di estrarre solo da cime. Qualsiasi sia il materiale di partenza (fiori o scarti) si può estrarre la resina dalla canapa tramite l’ausilio di un solvente, quindi dissolvendo i terpenoidi di nostro interesse, o semplicemente favorendo con la temperatura e la lavorazione il distaccamento dal materiale vegetale dei tricomi contenenti la resina. Ovviamente il grado di purez­za d’estrazione è maggiore con un solvente selettivo.

Prima di introdurre tutte le estrazioni voglio però chiarire la distinzione tra i due metodi: con solvente e senza. Operando con un solvente è buona pratica seguire le procedure di laboratorio, rispettando la sicurez­za dell’operato. Sono numerosi i feriti da estrazione con solvente che riconoscono di non aver operato in sicurezza, estraendo con solventi infiammabili o esplosivi. Senza solvente invece sono estrazioni
ESTRAZIONE DALLA CANAPA 01 a secco o in acqua fredda che non comportano rischi di gravi ustioni o avvelenamento. Personalmente preferisco le cartine alle pipette di vetro quindi non godo molto delle estrazioni in purezza e poi trovo più soddisfazione in un ottimo battuto secco piuttosto che in un moonrocks.

Il metodo più conosciuto e semplice è alla marocchina cioè si percuote il materiale su un setaccio, che può essere un panno di cotone molto fino, provocando con i colpi un distaccamento delle ghiandole resinose facendole cadere attraverso il setaccio in una ciotola dove si può racco­gliere un buon battuto secco.

In casa si utilizzano le maglie per fare l’ice­o-lator a partire dalla misura 190 micron a scendere fino al 73 micron. Secondo me una buona estrazione si ha col 90 o col 120 e senza maltrattare la materia vegetale ovviamente. Se eventualmente si volesse congelare il materiale vegetale, bisogna aver cura di sminuzzarlo a mano prima del congelamento. Come ho già scritto, la qualità dell’estrazione dipende fortemente dalla qualità del materiale di partenza.

L’evoluzione di questa tecnica è il Pollinator, ossia un rullo rotante posto in orizzontale fatto interamente di una maglia da estrazione professionale. Si carica il materiale all’interno e si avvia la macchina. In pochi minuti sarà possibile raccogliere dal fondo della macchina un battuto secco dalla qualità strettamen­te legata al materiale introdotto. Questa estrazione è tipica nel periodo invernale, quando il clima permette di operare a temperature molto basse.

Qualche lustro fa, in Olanda, qualcuno ebbe la geniale idea di favorire il distaccamento dei tricomi ponendo il materiale vegetale in acqua raffreddata tra 0° e 4° centigradi e poi centrifugare il tutto dol­cemente. I cannabinoidi non si sciolgono in acqua bensì vi fluttuano dentro finché le correnti non cessano, poi tendono ad andare a fondo. Quell’acqua filtrata con setacci dal 120 al 25 (120 e 25 micron sono il range di setacci nei quali si incontrano prodotti decenti) dà l’Ice-o-lator, il più famoso estratto di canapa da qualche anno a questa parte.

Personalmente trovo interessantissimo l’intervallo 90-73 anche se ho imparato ad apprezzare dal 120 al 45 in vari melt. La cosa più importante che ho capito estraendo Ice-o-lator è stata imparare ad osservare il prodotto di partenza per dedurre quale intervallo di setacci provare ad estrarre alla ricerca del range che dia un giusto compromesso tra sapore, gusto ed effetto. Di recente, grazie ai ragazzi di Pure Extract Bags, ho scoperto una tecnica più fine di estrarre che non pressa assolutamente l’estrazione nel setaccio, preferendo lasciarla asciugare su una rete da 25 micron. Così facendo non si spreme via nulla dall’Ice-o-lator e il risultato è notevolmente differente. Provare per cre­dere.Una menzione particolare merita il dry ice hash, cioè un estratto con ghiaccio secco che unisce alla battitura tradizionale l’utilizzo del ghiaccio secco per operare a temperature molto basse e ottenere più resa con maggior qualità. A temperatura ambiente sia l’Ice-o-lator che il battuto secco hanno molteplici colori e forme, un buon battuto secco è spesso chiaro men­tre un ottimo Ice può anche essere nero.

L’ultima estrazione – ultima per ordine di arrivo – è l’estrazione con CO2 liquida in pressione. Per estrarre però con l’ani­dride carbonica ed ottenere un prodotto come l’ambra e di una purezza incre­dibile è necessario un macchinario che permetta di gestire la forte pressione e le temperature freddissime che sono parte integrante del

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