Italia Nepal – canapa solidale

febbraio 11, 2014
in Category: CANNABIS WORLD
Commenti disabilitati su Italia Nepal – canapa solidale 873 0

Nel 1994 trascorsi quattro mesi all’Università di Amsterdam con il pro­getto Erasmus e al bar sotto casa avevano due tipi di hashish nepalese: il Nepalese, appunto, un buon fumo da 3,5 grammi per 25 fiorini (circa 23mila lire dei tempi) e il Super Nepalese, da 1,4 grammi per lo stesso prezzo. Il Super Nepalese era veramente super ed ebbi modo di notare come fosse anche un’ottima medicina, molto efficiente nel risolvere i pic­coli dolori cronici che mi accompagnavano dopo un intervento chirurgico al ginocchio (ad oggi lo stesso ginocchio l’ho operato altre due volte). Grazie a piccole quantità di quel fumo potevo completamente fare a meno dell’azione antidolorifica di farmaci come l’Aulin – capaci di procurarmi mal di stomaco e malesseri vari – e studiare con profitto all’Università, per la sua sana azione anche sulle mente.

Ovviamente non sono l’unico a aver notato l’eccezionale azione medica della canapa nepalese e la stessa cosa deve averla intuita Alessandra Viazzi, presiden­te dell’associazione Pazienti Impazienti Cannabis
Italia Nepal canapa 01 (PIC,
(solo gli utenti registrati possono vedere il link, effettua il login o registrati)) quando, qualche anno fa, si è recata in Nepal per una vacanza. Alessandra da diverso tempo cura l’epilessia con la sola marijuana.

Un paio di anni fa, un altro dei fondatori dei PIC, Alberto Sciolari, colui il quale per primo ottenne nel 2006 l’importazione in Italia del farmaco in fiori di marijuana Bedrocan, si è arrampicato fino ai 5000 metri delle vette himalayane, per gettare le basi del progetto Italia-Nepal Canapa Solidale (
(solo gli utenti registrati possono vedere il link, effettua il login o registrati)).

Dal contatto con queste terre e i suoi popoli si è infatti sviluppata l’idea di un progetto con l’Italia, attraverso produzio­ne e commercio di prodotti in canapa, basato sulle regole del buon senso e della solidarietà con le comunità himalayane, quelle stesse che per secoli si sono basate su quella pianta per la loro economia di villaggio e rischiano di non poter più con­tinuare a farlo.

Eppure fino agli anni ‘70 la marijuana cresceva sui bordi delle strade, mentre ora la si trova solo a quote superiori rispetto a quelle dei villaggi. Addirittura, in giro per il Nepal, molti contadini bruciano le piante che trovano ai bordi dei campi, oppure le usano come compost o giaci­glio per le vacche. Di questa pianta i con­tadini non parlano più volentieri ma il loro atteggiamento sembra un’indicazione del Governo, determinato anche dal fatto che la pianta di canapa è messa in relazione con le notizie viste alla televisione ed è associata a bande criminali e narcotraffico.

Per i PIC, la spinta a recarsi in Nepal nacque dalla visione del documentario “The Hemp Revolution” (La rivoluzione della canapa), dov’è trattato l’argomento delle popolazioni nella remote valli himalayane, con le quali i Pazienti Impazienti Cannabis si sono sentiti fin da subito in empatia. Come indicato nel sito, parte del progetto sta nel raggiungere le popolazioni dell’a­rida Tarap Khola Valley (Valle del Fiume Tarap), posta oltre il massiccio dell’Anna- purna, dove vivono isolate per quasi tutto l’anno popolazioni di etnia nepalese-tibetana. Per raggiungerle nella loro vita – simile alla nostra di qualche centinaio d’anni fa (non hanno acqua corrente, elet­tricità, scuole, ospedali, etc…) – bisogna camminare per due settimane dalle stra­de più vicine, superando diversi passi e prestando attenzione a non disturbare il leopardo delle nevi. L’unico punto di rife­rimento per le comunità di questa valle sono due monasteri buddhisti della zona e la sopravvivenza dell’uomo e del bue tibetano dai lunghi capelli, detto yak, dal quale s’ottiene dell’ottima lana, è garantita dall’orzo himalayano e dalla canapa.

Con la canapa adattata a quelle altitudi­ni-longitudini, in particolare, producono corde, cibo (grazie ai semi nutrifarma­cologici), tessuti, olio combustibile per le lampade, stuoie, arredamenti e, non ultimo, la impiegano nell’uso medico e religioso. La marijuana è quindi l’unica vera risorsa redditizia capace di crescere su quei territori e la vita le ruota attor­no, con l’intera comunità, gioiosamente impegnata a crescerla e lavorarla.

La canapa è spontanea in Nepal e il tenta­tivo di sradicarla e vietarne la coltivazione, come avrebbero voluto imporre gli Stati Uniti durante gli anni ‘90, non è andato a buon fine, per l’incontrollabilità di un territorio davvero ostico e remoto e per l’audacia delle popolazioni locali, impe­gnate fieramente a difendere la loro cul­tura. Fino agli anni ‘70, in Nepal l’hashish poteva esser comprato

Contact Me popolare Social
 
Thank you! Your message has been submitted to us.
×
×
×