DRITTE E CONSIGLI DA UN GRANDE CANAPA COLTIVATORE

febbraio 12, 2014
in Category: Idroponico, Indoor
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Ask & Tell

A settembre, alla fiera Expogrow 2013 di Irun, ho incontrato questo per­sonaggio molto esperto di coltivazione. Dopo poche battute sulla produzi­one indoor e sulle ultime tecnologie, mi accorsi della sua enorme cultura sulle coltivazioni in grande scala. Ad Amsterdam durante la High Times Cannabis Cup, a fine novembre, ci siamo rincontrati e ho avuto il piacere di approfondire la nostra conoscenza. Le mie sono state domande scaturite dalla mia personalissima curiosità, ad un grower su larga scala. E mi fa piacere condividere le sue risposte con Soft Secrets Italia perché lasciano trasparire la grande esperienza che questa persona ha avuto negli ultimi anni di costante coltivazione intensiva.

introduzio­ne a parole tue, vorrei mi chiarissi la mia introduzione: è giusto definirti un gran coltivatore intensivo? Sì, è giusto così. Sono un coltivatore in indoor, prevalentemente, e cerco di riem­pire lo spazio al massimo. Alla fine quello che interessa a me è il raccolto finale e il suo peso che deve essere sempre più alto possibile. Ho coltivato outdoor in numerosi stati del bacino mediterraneo ma non ho mai ritenuto intelligente optare per una soluzione estensiva. Preferiresti una serra chiusa e ben controllata con una pianta per metro quadrato o un campo gigantesco con lo stesso numero
growing di piante però distri­buite su un’area maggiore? Non riusciresti a controllarle tutte. E poi vuoi mettere gli sgami, i ladri, i tutori dell’ordine… Hai ragione. Una soluzione intensiva è la cosa migliore. Ti chiedo ora se puoi introdurti da solo, per chi ci legge. Chiamatemi A., sono un ex-italiano da circa 30 anni. Ho una forte passione per la can­nabis e sono molto portato ad infrange­re leggi e regolamenti locali con le mie infiorescenze. Ho cominciato in Marocco, poi ho viaggiato in Spagna, sono andato in America e sono tornato per tre anni in Portogallo, poi è venuta l’Olanda, la Germania, la Svizzera che mi stavo dimen­ticando… Insomma ho girato varie nazioni seguendo il mio lavoro: il coltivatore di canapa. Ho scelto questo lavoro perché mi sono sempre sentito un fuorilegge, anzi posso affermare mi ci hanno fatto sentire tutti i governi a cui non è andato bene il fatto che producessi la miglior cannabis e che riuscissi a venderla tutta. Non ho mai avuto problemi legali seri però, per prevenzione, ho preferito sempre spostarmi quando le acque si facevano torbide. Quindi hai sempre vissuto viaggiando e coltivando infiorescenze? Sì, ho visto molti paesi col mio lavoro atipico. E poi a chi andavano i tuoi prodotti? Quali riuscivi a produrre? (ride di gran gusto) Te lo direi anche, ma qualcuno si arrabbierebbe dall’alto… Diciamo solo che la richiesta di buoni fiori resinosi è sempre altissima ovunque. Ho sempre prodotto fiori secchi, non ho mai incrociato né ho fatto estrazioni. Tranne recuperando il trim, che è il riutiliz­zo di un prodotto di scarto. Le tue produzioni migliori con che setup le hai ottenute? Dopo i primi due cicli, in qualsiasi nazione mi trovassi, sono sempre arrivato al g/W. Non è un valore molto attendibile, bensì un indice di quanto si sta operando cor­rettamente. So che si dovrebbe calcolare il grammo su Kilowattora, ma già così rende l’idea. Tornando alle produzioni sono un convin­to utilizzatore del cocco. Non lo uso come sostituto della terra ma come un ottimo substrato per una coccoponica. In vassoi da 120 centimetri metto sedici piante in vasi da 7 litri sotto una 600 W HPS. Ogni vaso ha due dripper, due gocciolatori, che garantiscono l’apporto idrico. Non ho biso­gno di controllare i sistemi perché utilizzo tubicini di sezione maggiorata e soprattut­to fertirrigo continuamente. Ovviamente per sfondare il grammo su Watt bisogna scegliere con cura lo strain da coltivare e conoscere come si comporta durante la fioritura. Naturalmente utilizzare i cloni permette di avere maggior omogeneità nella gestione delle piante. Fai quindi una coccoponica su vassoi da 120 centimetri sotto una 600 Watt. Coccoponica: spiegaci cosa significa col­tivare così? Coccoponica è l’utilizzare il cocco come se fosse il substrato per idroponica. Quindi irrigazione continua sempre accesa e EC dinamico dalla seconda settimana di fiori­tura a salire sino alla sesta settimana quan­do sarà ad almeno 2.2. La sesta scendo a 2, la settima 1.8 e l’ottava 1.6. Poi pulisco (Ndr. flushing) con EC 0,9 per una settimana e taglio. Quando la temperatura saliva trop­po e l’umidità rappresentava un problema, spruzzavo gli ultimi due giorni un pro­dotto stimolante delle difese della pianta. Così salvavo il raccolto da eventuali muffe durante l’essiccamento e lo stoccaggio. Hai mai analizzato i tuoi fiori pronti all’uso? Certo!

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