i resti canapa non devono finire in pattumiera

febbraio 12, 2014
in Category: ESTRAZIONE
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Uno degli inconvenienti dell’essere colti­vatore è quello di avere i resti di foglie cristallizzate dopo avere curato il proprio raccolto con perfezione maniacale. I col­tivatori di tutto il mondo hanno scoperto modi creativi per trasformare questi resti in prodotti validi. Normalmente, per accedere a questi resti bisogna essere coltivatori o conoscerne uno. La vostra capacità di pro­durre chicche e hashish con questi resti, vi rende il preferito in compagnia. Ci sono molte possibilità per utilizzare questi resti e alcune di queste richiedono solo pochi minuti di tempo. Non ci sono scuse: i resti non devono finire in pattumiera.

I cannabinoidi desiderabili che troviamo nelle piante di marijuana sono concentrati maggiormente nei fiori maturi, ma si trova­no anche in grosse quantità nelle foglie e nei resti della potatura (in piccole quantità anche nei gambi). Utilizzando i metodi di estrazione su questi ‘resti’, possiamo pro­durre dolci, tinture, hashish, prodotti al forno, oli, lozioni e altro (il tutto controllan­done sapore e potenza). La creatività
resti canapa 01 non manca certo in questo ambito, come si può notare dall’abbondanza di ricette e di video online su come farlo. Vi presento qui alcuni dei più popolari e vi fornisco alcune istruzioni su queste tecniche di estrazione tanto amate dai fan.

Allora, vediamo subito la parte tecnica. La cannabis usata per produrre tinture e altri prodotti commestibili richiede la decarbos­silazione. La maggior parte delle persone non mastica nozioni di chimica organica, quindi fornirò le basi su una delle reazioni organiche più antiche della scienza. Il THCA (acido tetraidrocannabinolico) è il precursore biosintetico del THC (tetraidrocanna­binolo). Si trova abbondantemente nella cannabis coltivata e raccolta. Questo è in contrasto con la nozione secondo cui poco THC, se non alcuno, si trova nelle piante coltivate o raccolte. La ricerca ha dimostrato come il THCA abbia effetti neuroprotettivi e antiinfiammatori ma non produca gli effetti psicoattivi del THC.

La decarbossilazione si verifica quando gli acidi carbossilici perdono un atomo di carbonio da una catena di carbonio, rila­sciando anidride carbonica (CO2), il che trasforma il THCA in THC. Questo succe­de naturalmente (ma molto, molto lenta­mente) durante il processo di essiccatura. Ci potrebbero volere anni per comple­tare la trasformazione del THCA in THC in questo modo. Fortunatamente, una fonte di calore o una fiamma accelerano la decarbossilazione, il che spiega perché fumare (il metodo di consumo prediletto) ci esponga al THC trasformato (e, natural­mente, a tutti gli effetti che conosciamo e amiamo). Questa trasformazione si verifi­ca anche quando la cannabis viene riscal­data in miscele come la tintura o il burro. Iniziamo con l’utilizzo più ovvio della vostra potatura: fare hashish. Ci sono vari modi per ottenere hashish come prodotto finale, ma quello più pulito ed efficace è l’estrazione a freddo utilizzata per il bub­ble hash. Si chiama ‘bubble’ hash perché il materiale più puro, riscaldato e fumato, farà bolle quando bruciato.


resti canapa 02Estrazione a freddo – Il Bubble hash si ottie­ne mediante l’estrazione a freddo, usando ghiaccio normale o secco. Alla base di que­sto metodo cé il congelamento delle ghian­dole di resina che producono THCA (tricomi) che rimangono dopo la potatura, che ven­gono scosse perché si stacchino dalle foglie. Si raccolgono poi con un setaccio a maglia molto fine o altri setacci a maglia di diversi micron per ottenere il massimo dell’estra­zione. Dopo l’essiccatura, otterrete i tricomi estratti e puliti uniti fra di loro.

Iniziate mettendo il materiale potato in freezer per almeno due ore per accelerare il processo di congelamento. Questa proce­dura richiede ghiaccio, acqua, una serie di sacchetti a setaccio con maglia micron e un contenitore di dimensioni adatte a con­tenere i sacchetti. Lo si può fare con quanti sacchetti si desidera, ma un minimo di due: uno per il materiale e uno per l’estrazione. Sto usando un set di quattro sacchetti da 20 litri circa e quindi il mio contenitore per l’estrazione è un secchio in plastica da 20 litri. Allineate il secchio con i sacchetti. Il più piccolo va per primo, poi il seguente e così via, in ordine di grandezza. Il sacchetto più grande conterrà materiale e ghiaccio. Io ho usato una borsa in plastica da supermerca­to, piena a metà di potatura, che ho appena tirato fuori dal freezer (sostanzialmente, si può usare tutta la potatura che si può per riempire il contenitore) e 2,2 kg di ghiaccio. Questa tecnica può essere seguita utilizzan­do anche ghiaccio secco, ma questo richie­de precauzioni di sicurezza per maneggiare il tutto, quindi io mi limito al ghiaccio nor­male. Nel sacchetto più in alto (un sacchetto da 220 micron), posizionate strati alterni di

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